Marmoraio napoletano sec. XVIII, Edicola di Santa Maria di Merino - 6752899  - itFra tutte le preghiere che conosciamo a memoria, l’Ave Maria è sicuramente la più dolce e la più recitata.

Già dalla tenera infanzia,aiutati dalle loro mamme, i bambini  la recitano con la naturalezza di chi vede e sente la mano della Mamma Celeste poggiarsi sul proprio capo nel ritrovare la tranquillità che soprattutto le ombre della notte dissipano. Ed è con la preghiera dell’Ave Maria che il moribondo viene accompagnato verso l’ultimo respiro.

La prima parte di questa antica preghiera riprende due versetti evangelici, uno tratto dal brano dell’Annunciazione (Lc 1,28 «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te») e l’altro dall’episodio della Visitazione (Lc 1,42 «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo»).

Per molti secoli la preghiera dell’Ave Maria si fermava con la prima parte della sua versione attuale, riprendendo le parole della Sacra Scrittura. Nel XV secolo sono state aggiunte - ai due versetti evangelici - il nome di Gesù, la seconda parte della preghiera e l’Amen finale.

E’ Difficile poter risalire a chi ha composto le parole «Santa Maria, Madre di Dio…» perché, con la diffusione degli ordini religiosi mendicanti e predicatori, la preghiera dell’Ave Maria si diffuse in tutto il mondo dando origine anche a formule con sfumature letterarie diverse. Tutte sono espressioni care alla vita di fede e di preghiera di ogni cristiano. La definizione ufficiale dell’«Ave Maria», come la recitiamo oggi, la troviamo nel Breviario romano promulgato da San Pio V nel 1568. Da ciò si può affermare che questa preghiera ci viene affidata dalla Sacra Scrittura (dal brano dell’Annunciazione e della Visitazione), dalla tradizione della Chiesa e dal Magistero del Papa.

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