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Con gran consorso di popolo si sono concluse le celebrazioni religiose in onore della nostra protettrice Santa Maria di Merino. A presenziare per la prima volta la celebrazione eucaristica è stato don Gabriele, parroco di Vico del Gargano e neo eletto sacerdote capitolare della cattedrale di Vieste. Non sono di Vieste, ha detto don Gabriele, né sono parroco qui. Ma faccio parte del capitolo di questa concattedrale e mi sento onorato di poter presenziare questa celebrazione eucaristica che ci vede tutti riuniti intorno a Santa Maria di Merino. Sono rimasto particolarmente colpito per la vostra devozione e il vostro attaccamento a questa statua che rappresenta la Vergine Maria. Guardatela bene, come l’ho osservata io. Questa statua ha una mano alzata. Essa indica il cielo perché si sottomette a Dio, ma contemporaneamente guarda il suo popolo, il vostro popolo e con la stessa mano vi benedice. Alla Madonna è necessario rivolgersi nelle ore di angoscia, nelle ore di attesa, nelle ore di speranza come è forte la speranza di questi giorni di poter presto uscire dalle preoccupazioni portate dalla pandemia, anche se sembra che ne stiamo uscendo, e dalla guerra in atto nelle varie nazioni del mondo.

Una sempre toccante cerimonia quella che tradizionalmente è seguita mentre la Madonna veniva prelevata dal baldacchino che ha portato la Madonna attraverso le nostre strade e che , in un gesto composto e particolare, oggi l’ha portata verso la sua casa del quotidiano, quella che è posta all’inizio della navata entrando in chiesa, proprio ad indicare che la Madonna è sempre al suo posto per indicarci ogni giorno la nostra strada.

La festa religiosa è terminata, la festa civile è al suo epilogo e ci attende per accomunarci. Ma lo struggente canto “statte bbona Madonna mia” non dovrà mai essere un invito a rivederci solo tra un anno con Lei, ma subito e certamente a cominciare già da domani.

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