madonna senza oriLa Vergine di Merino, ormai spoglia degli ori ex voto che l’hanno adornata per dieci giorni, è stata ricollocata nella sua nicchia accompagnata devotamente da tanta gente, fra cui molti concittadini ritornati per la festa e tanti forestieri che, mescolando la curiosità alla meraviglia per tanta attenzione che il viestano sa porre nei riguardi della propria  Madre, più volte hanno esclamato di non aver mai visto qualcosa di cosi' bello,partecipato e toccante.

Ha celebrato la Santa Messa il nuovo   Canonico della cattedrale viestana    don Fabio Clemente che, con una voce delicata, essa stessa quasi soffocata dalla nostalgia, ha invitato tutti a pregare sempre la Vergine Madre perché la celebrazione della reposizione non deve essere quasi un addio. Maria rimane tra noi, anzi il desiderio di Maria,cioè di  Colei che ha sempre detto “Si” a Dio, è quello di essere imitata. “ Abbiamo cantato Santa Maria di Merino, prega per noi” - ha detto don Fabio - perché Ella chieda a Dio di non lasciarci mai soli ma di aiutarci sempre. Cosi noi potremo essere più vicini a Lei e imitare i suoi insegnamenti”

E al termine della festa i suoi insegnamenti debbono essere il tenore della nostra vita.

“ Fra poco arriverà l’estate” ha continuato ancora Don Fabio, cerchiamo di essere una sola cosa con Cristo generandolo nel nostro cuore. Non lasciamoci prendere dalla nostalgia per qualcosa che si è concluso, ma facciamo si che la festa resti scolpita nel cuore per trasformare le nostre attese in speranza. Portiamo gli insegnamenti di Maria nei nostri angoli, sulle spiagge, nella natura, nei luoghi dove lavoriamo per trasmettere la nostra accoglienza ai nostri ospiti. In questo modo avremo dimostrato che abbiamo viaggiato ieri con Maria e che quello che àbbiamo cantato siamo stati capaci di trasformarlo in realtà”.

Al termine della Santa Messa, in un rituale prezioso ed antico, la Madonna è stata accompagnatasantantonio e san giuseppe trionfalmente nella propria cappella tra festosi rintocchi di campane, sparo di mortaretti e canti, cui è seguita la processione di ritorno delle statue di San Giuseppe e di Sant’Antonio di Padova verso l’antica chiesa di San Francesco.

Il nostro dunque non è un "addio", come ci ha esortato Don Fabio,  ma un semplice "ciao". Santa Maria di Merino ti amiamo, ma tu cerca di ricordarci sempre l’impegno che questa mattina abbiamo preso, perché tante volte rischiamo di dimenticarlo.

Allora quel sole infuocato di ieri sicuramente avrà riscaldato non solo il nostro fisico, ma soprattutto i cuori e la  mente. E gli attimi di intensa fede che abbiamo vissuto avranno sicuramente scolpito i giorni che ci separeranno da te per la nuova festa. La carica che abbiamo ricevuto mantienila viva perché la Porta Santa che abbiamo varcato tante volte in occasione della festa per Santa Maria di Merino, ci porti tutti ad essere“ Misericordes sicut Pater” .E questa è stata anche la raccomandazione dell'Arcivescovo Michele Castoro durante l'omelia del Pontificale dell'8 maggio.

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