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La “Commissione di Santa Maria”

La nascita del Comitato di Santa Maria di Merino si perde nella notte dei tempi. Fino agli anni 60-70 era conosciuto anche con il titolo onorifico di “Commissione di Santa Maria”. Certamente nei tempi passati si aveva molto più rispetto e stima per queste persone. Forse perché quasi tutti godevano di un certo prestigio nella vita cittadina ma anche perché , nella povertà del tempo , per tanti contribuire alla festa patronale era quasi un obbligo civile e morale. Chi non aveva possibilità di dare il proprio obolo “in contanti”, pensava bene di mettere soldi da parte durante tutto l’anno perché non si doveva far brutte figure verso chi veniva a chiedere qualcosa per organizzare la festa per la Madonna. Addirittura nel periodo di molitura molti olivicoltori offrivano il proprio olio che veniva messo in vendita e il ricavato andava ad aumentare la somma che si riscuoteva. Tanti emigrati, soprattutto nella lontana America, costituivano un comitato per proprio conto e raccoglievano offerte che poi venivano inviate a Vieste.

Scartabellando tra i documenti presenti nel nostro archivio, abbiamo trovato un elenco di nomi che dal lontano 1957 hanno speso energie e tempo per organizzare la nostra festa grande.. Li vogliamo ricordare tutti anche perché alcuni di loro già ci hanno preceduti nella vita terrena. Ed è soprattutto a loro che va il nostro ricordo e la nostra gratitudine. Principalmente vogliamo ricordare il Colonnello Cimaglia che, probabilmente, non è mai stato membro del Comitato. Ma lui ha donato il locale sito nella piazza Vittorio Emanuele ( detta del Fosso) dove il Comitato di Santa Maria si riunisce per organizzare la festa.

Dopo il periodo delle guerre mondiali Il “nuovo” Comitato, Ovvero la “Commissione” ,ebbe gli albori  nel 1957 con l’Ingegnere Diana Presidente. Il Dottor Michelangelo Medina Vice presidente, il Dottor Luigi Spadea con l’incarico di cassiere. Il Signor Girolamo Troiano con l’incarico di cerimoniere, il Comandante dei Vigili Urbani Francesco Mascia, il vero fac-totum del Comitato.

Giulio Argentieri – attuale cerimoniere - è entrato a far parte del Comitato nel 1968 ed è tutt’ora uno dei più validi collaboratori. Negli anni successivi si sono avvicendati i signori Giuseppe Olivieri (1970) Giovanni Pellegrino (1981) Gianni Sollitto, Giovanni Battista Troia e Franco Impagnatiello ( dal 1981 al 1983)

Negli anni successivi ( 1984) sono entrati nel comitato il dottor Bartolo Baldi,il Rag Vincenzino Ruggieri e il Ragionier Nicola Caruso, mentre Mario Rosiello ( detto zio Mario). Pasquale Pecorelli e il professor Cimaglia. Si sono avvicendati fino al 1990

Dal 1994 ci fu una “rivoluzione” con le dimissioni di tutti i membri del comitato e un rinnovo quasi totale del direttivo con Alfredo Micale, attuale presidente Michele Mattera ,Rocco Ruggieri, Mauro Santoro, Domenico Russo, e Pasquale Guerra . Una ventata di nuove leve e di alcune novità. Dal 2003 sono entrati Domenico Biscotti e Stefano Mattera. Dal 2007 hanno cominciato la loro collaborazione Martino De Simio,Carlo Soldano, Gianni Fasani e Vincenzo Vescera. Ultime leve, in ordine di tempo, sono stati i sigg. Del Duca Nicola, Pasquale De Meo ( 2012) Antonio Pecorelli ( 2014) per finire ad Antonio Sicuro (2015)

Un merito particolare va a Vitangelo Zaffarano. Un simpatico giovanotto che dal 1979 svolge il compito di usciere e di commesso. Grazie alle sue attenzioni il nostro locale è sempre pulito e accogliente.

Abbiamo cercato di raccogliere quanto era nei nostri archivi e nei nostri ricordi. Se inavvertamente abbiamo omesso qualche nome,oppure qualche data errata, saremo grati a chi vorrà segnalarlo .Però vorremmo anche il vostro aiuto e collaborazione. Per chi intende presentarsi abbiamo già spalancato le porte. Con la buona volontà cerchiamo ovviamente impegno e buona condotta morale .

La devozione di Don Antonio Spalatro verso Santa Maria di Merino

Don Antonio Spalatro è il Santo di Vieste, o meglio è il figlio di Vieste che tutti speriamo di poter subito vedere agli onori degli altari. Don Antonio - al pari di tutti i viestani - nutriva verso la Madonna di Merino una devozione grandissima e non poter essere a Vieste nel giorno della festa gli dava tanta malinconia.

In occasione dell’anniversario della sua salita al cielo ( 27 agosto 1954 – 27 agosto 2015), pubblichiamo volentieri un brano, tratto dal suo diario spirituale, che Don Antonio scrisse nel lontano  9 maggio 1948, il giorno in cui Vieste venera con particolare solennità la protettrice  S. Maria di Merino

A quest’ora ritorna! Nella nicchia dorata col volto assorto, in espressione di mistica unione con Dio, rivolto al bel mare di Vieste. Fra qualche ora la lunga spiaggia di S. Lorenzo si riempirà di lunga scia di ceri. Il canto prima lontano, si farà a mano a mano più vicino e forte, rinforzato dalle voci fresche dei figli che le vengono incontro! A sera poi, nella nicchia luc­cicante di luci, passerà sotto la galleria illuminata a giorno.

Santa Maria di Merino, prega anche per me lontano da Vieste! Oggi alla zona di catechismo, il Sig. Parroco, nell’ammoni­zione finale che teneva ai fanciulli, diceva: Pensate, ragazzi, stare sempre, sempre, sempre lontano dalla Madonna, nell’inferno!

Veramente il Paradiso è per Dio, e la riflessione del Parroco si inquadrava bene solo perchè parlava del mese di Maggio e della Madonna. Certo è un motivo che fa pensare e riflettere. Essere lontano sempre dalla Madonna!

Mamma, no, no, non voglio. Voglio stare con voi e col vostro Gesù, sempre, sempre! Cosi sia!

                

                                                                             PREGHIERA

                        Per ottenere la glorificazione del Servo di Dio ANTONIO SPALATRO Sacerdote

Trinità Santa, una e indivisa, per il tuo servo Antonio, partecipe del Sacerdozio di Cristo, domandiamo la piena glorificazione qui in terra. Ha vissuto nella semplicità e povertà del «bambino del Regno» la sua breve ma feconda stagione sacerdotale. Ha dispensato con la fedeltà e docilità del servo, i santi, divini misteri posti nelle sue mani con l’unzione sacerdotale. Ha testimoniato con la gratuità del ministero e la carità operosa e sofferta l’amore alla Chiesa e il servizio generoso ai piccoli e agli ultimi. É stato per noi fratello qui in terra. Sia per tutti intercessore certo nel Regno. Amen

.11267736 10205575878169402 8630863987276726638 nSe il 9 maggio un satellite potesse captare i pensieri dei Viestani sparsi per il mondo, i contatti sarebbero innumerevoli: l’unico pensiero che ricorre in questa giornata è rivolto alla festa di S.. Maria di Merino, la festa grande di Vieste, nella quale fede e tradizione  s’intrecciano in un particolare connubio.

È tutta bella e singolare la nostra festa patronale. Ma tra le tante occasioni devozionali, spicca la processione-pellegrinaggio a Merino. E’ qualcosa di unico quell’incedere dalla Cattedrale al Santuario, posto a circa sette chilometri dall’abitato. E’  un susseguirsi di emozioni, di attese, di riflessioni.

Tutto inizia di primo mattino. Dopo la celebrazione, di solito alle 7,15, della S. Messa officiata da Mons. Arcivescovo, la processione si compone pian piano. Ed ecco, allora, il primo stannarje (stendardo) dei quattro che rappresentano le altrettante congreghe di laici con i loro paramenti variopinti: è quello di S. Giorgio, di colore rosso che alla sommità ha un mazzo di fiori di campo. Lo stendardo procede a rilento verso via Duomo: ai lati della strada i confratelli e al centro il mazziere, uno dei superiori della congrega che disciplina sia la disposizione dei confratelli che quella del popolo che non deve assolu­tamente invadere il percorso processionale. Nella parte terminale, la statua equestre di S. Giorgio che, essendo patrono della Città, ha l’onore di aprire la processione della Protettrice. Come tutte le altre statue, è portata a spalla dai confratelli della congrega.

Segue la congrega di S. Antonio, con lo stendardo di colore giallo, con alla sommità il simbolico giglio. E una delle congreghe più numerose e organizzate. Segue la statua del Santo di Padova posto su una portantina diversa dalla altre. Anche questa congrega s’immette su via Duomo per dare spazio all’altra, quella del S. Rosario, stendardo celeste e croce in oro alla sommità. E questa la congrega che ha il privilegio di portare la cassa della Madonna, come diremo più avanti. Infine la congrega della SS. Trinità, stendardo di colore rosso vivo con rose alla sommità.

Tra una congrega e l’altra, ora solo i confratelli ma fino a qualche tempo fa anche i semplici cittadini devoti, portano le statue di S. Francesco da Paola, S. Giuseppe e degli Arcan­geli Raffaele. Michele,e Gabriele, precedute dalle bande musicali cittadine. Seguono, quindi, il gonfalone della Città con il Sindaco, la Giunta, consiglieri comunali e altre autorità civili e militari, e i rappresentanti del Comitato della festa. La croce capitolare apre la parte processionale del clero. L’incensiere con i chierichetti precedono i membri del Capi­tolo che indossano la classica mozzetta violacea, mentre al centro l’Arcivescovo con piviale bianco, affiancato da due diaconi, tiene tra le mani un reliquiario contenente due frammenti del velo e della veste che la tradizione vuole siano appartenute alla Vergine Maria.

Quando anche il Capitolo è su via Duomo, il suono della campane a gloria annuncia l’uscita della cassa di oro zecchino entro cui è racchiuso il simulacro della nostra Protettrice. Non c’è momento più bello di questo in tutta la processione: la scalinata della Cattedrale è come un fiume umano in piena su cui ondeggia la preziosa statua della Madonna. Il volto della Vergine, abbagliato dai raggi del sole, sembra cambiare espressione man mano che scende. Tra applausi, canti di gioia, pianti, implorazioni, rintocchi festosi comincia il lungo viaggio verso Merino.

Gianni Sollitto

  Sono davvero tante le  persone che ci leggono e ci sostengono, mentre vanno alla ricerca di notizie riguardanti la nostra festa.

Li ringraziamo per questo, ma a loro rivolgiamo  anche il nostro appello. Se avete foto particolari ( antiche o moderne) o avete dei racconti o  poesie sulla nostra festa che noi non conosciamo ma che a voi piacerebbe far conoscere a tutti, vi chiediamo di inviarcele. Se avete inoltre delle idee o delle iniziative che possano in qualche modo coinvolgere lo svolgimento della nostra festa, comunicatecelo.Valuteremo il tutto all'interno del direttivo. Tutte le notizie,video e foto, ritenute belle e interessanti le pubblicheremo  volentieri sul nostro sito. Grazie!

1625624 10205573761876496 5656489957343279726 nCome avviene ogni anno, anche lo scorso  9 maggio 2015 a Vieste è stata solennemente festeggiata la nostra protettrice, Santa Maria di Merino. Il tempo, inizialmente un po’ incerto, non ha scoraggiato  la presenza di tanti viestani (molti venuti da lontano) e di tanti turisti a partecipare al  singolare pellegrinaggio a piedi verso l’omonimo Santuario, situato a circa 7 km verso nord e che si è snodato  lungo la litoranea e sulla spiaggia verso Peschici.
La città di Vieste organizza sicuramente una processione probabilmente  tra le più suggestive di tutta la  Puglia, che inizia  al mattino e termina  in tarda serata.
La preziosa statua lignea di Santa Maria di Merino, risalente al XV secolo,  probabilmente di scuola napoletana, rappresenta l’Annunziata nel momento in cui riceve il messaggio divino dall’Arcangelo Gabriele. Lo sguardo della Vergine è stupefatto, quasi incredulo alla notizia che le viene data: Ella sarebbe diventata la Madre di Dio. Il suo sguardo nel contempo   invita alla preghiera ponendosi già alla preghiera. Infatti, mentre è inginocchiata, pone la mano sinistra sul petto e  rivolge l’altra verso l’alto come segno di saluto e di sottomissione per evidenziare il proprio “si” al  progetto di Dio per la redenzione del mondo..
La giornata di festa del 9 maggio 2015, è iniziata con l’esibizione in Piazza Vittorio Emanuele II, alle ore 7,30, da parte dei due Complessi Bandistici intitolati a “G. Cariglia” ed a “P. Rinaldi”. Ed è proprio di li’, dove è la sede del comitato festeggiamenti di Santa Maria di Merino – donato dal Colonnello Cimaglia all’inizio del secolo scorso - che tutti i membri che lo compongono, hanno atteso la giunta Comunale capeggiata dalla Dottoressa Ersilia Nobile e le autorità cittadini Militari e Civili per disporsi in disciplinato ordine e recarsi insieme presso la Cattedrale di Vieste. il popolo viestano era già pronto e già elevava  canti popolari dialettali, vero e proprio patrimonio della tradizione culturale locale, alla sua protettrice, la cui statua era stata già collocata la sera precedente – dopo la solenne Messa Pontificale officiata dall’Arcivescovo -  nell’apposito sontuoso baldacchino, finemente intagliato, e dorato in oro zecchino,  utilizzato nelle due processioni cittadine. Da alcuni anni viene tenuto esposto alla ammirazione dei visitatori presso la Cattedrale di Vieste, anche se protetto da un vetro cristallo.
Intorno alle ore 8,50, la processione ha inizio con l’accompagnamento delle statue di San Giorgio, protettore della città e Arcidiocesi, di Sant’Antonio da Padova, fortemente venerato a Vieste, di San Francesco da Paola, di san Giuseppe, e degli Arcangeli San Gabriele, San Raffaele e San Michele . Tutti i simulacri sono portati  a spalla dai Confratelli delle varie Congreghe i quali, con decoro e responsabilità, offrono il proprio tempo e le proprie energie perché tutto si svolga nei migliori dei modi. La processione vede il massimo del suo trionfo al momento in cui la “cassa nuova” ovvero, il suntuoso baldacchino contenente la Statua della vergine Maria, esce dalla cattedrale. In tale momento le campane suonano a gloria, le bande emettono suoni trionfali, una fragorosa batteria emette i propri rumori ed la gente tra lacrime e canti non può non esplodere in un contenuto applauso e in richieste di grazie. Vieste, in quel momento è sorvolato da rondini in festa ed è tutta un manto di petali di rose lungo le strade percorse dalla processione. 
Tantissimi fedeli  successivamente accompagnano, per tutto il tragitto ed a passo svelto, la cassa contenente la statua della Madonna di Merino,che – prima di intraprendere il viaggio verso Merino – è stata sistemata in un baldacchino più piccolo e più leggero ma anche esso antico e scrigno d’arte, rivolta dal lato del mare come per benedirlo. E come da sempre,  Il cammino è stato  accompagnato da preghiere e canti popolari dialettali ed è stato interrotto da alcune soste di preghiera in corrispondenza delle “pietre delle Madonna”, salutate anche da fuochi pirotecnici. 
All’arrivo al Santuario, poco prima di lasciare la spiaggia per  ricomporre la processione “di campagna” vanno incontro alla Vergine le statue di San Marino monaco,che qui la tradizione vuole che abbia vissuto per alcuni anni,  di Celestino V , che secondo la storia e la tradizione officiò proprio in questo santuario prima di arrivare al castello di  Vieste, per essere poi condotto dalle truppe di Bonifacio VIII verso quello  di Fumone, e da quella di San Michele Arcangelo protettore del Gargano.
Qui è stata concelebrata la solenne Messa da parte del Nostro Arcivescovo Monsignor Michele Castoro e da numerosi sacerdoti. Anche quest’anno, per iniziativa di Don Giorgio Trotta, parroco del Santuario, la Messa è stata trasmessa da Radio Mater sulle frequenze di tutta l’Italia.In differita la stessa, insieme alla diretta televisiva di tutto l’evento, è stata trasmessa dalla televisione Agri TV Vieste che ha reso possibile la visione da parte di tanti telespettatori pugliesi.
Intorno alle ore 16,00 i pellegrini hanno intrapreso il cammino verso Vieste, sempre a piedi, con la cassa contenente la statua della Madonna di Merino, rivolta questa volta verso i campi, sempre in segno di benedizione. Un’ultima sosta all’interno della  antichissima Chiesa rupestre di San Lorenzo,posta sull’omonima baia, per pregare e chiedere alla Madonna ulteriori grazie. Era un pomeriggio buio perché coperto da nuvole. Ma all’arrivo della Madonna, quasi per evento miracoloso, un forte raggio di sole illuminava colpendo solo l’effigie della Madonna,e lasciando la chiesa in una strana penombra.  Dopo il secondo cambio della “cassa” una seconda e solenne processione, ha riattraversato le vie principali salutata dal popolo in festa: Vieste davvero non conosce un’ora più grande di questa, come ha sottolineato il Compianto Don Marco della Malva nel suo libro “la Città e la Madonna di Merino”.
Da alcuni anni il Comitato ha reintrodotto una tradizione che si era persa nell’arco dei secoli, ovvero la consegna alla Madonna della chiave della Città. Essa Viene consegnata alla Vergine da parte del Presidente del Comitato, dell’Arcivescovo e del Sindaco, per sottolineare che Vieste appartiene prima di tutto a Lei e che tutti i Viestani rimangono a Lei sottomessi nel suo volere e nella remota e presente devozione.

Nel corso degli anni abbiamo consegnato alcune targhe di riconoscimento a chi, offrendo la propria maestria, ha permesso di realizzare la festa nei migliori dei modi. Pubblichiamo le più significative,ma certamente non rigettiamo i tanti gruppi che si sono prodigati, assicurando che negli anni futuri saremo disponibili a premiare ancora chi vorrà offrire il proprio tempo in modo genuino ma anche impegnativo

Al Gruppo Folk alunni della Scuola Primaria “G. Rodari" di Vieste

"R'DENN E ZUMBANN”

apprezzando lo sforzo e l’impegno dei ragazzi, dei loro genitori e degli insegnanti per portare in primo piano le tradizioni della nostra storia locale

Vieste 10 maggio 2013

 

COMITATO FESTIVITÀ SANTA MARIA DI MERINO

i ragazzi e i giovani sono il nostro futuro e la nostra proiezione umana e professionale. Il riconoscimento va ai Dirigenti e allo sforzo degli studenti della Scuola Alberghiera, che con la loro disponibilità e sapienza hanno allietato le nostre feste Patronali.

Vieste 9 Maggio 2015

 

Alla Ditta EZIO Luigi

Con profonda stima ed amicizia, a riconoscimento dell’arte, della fede, della poesia e della esperienza nel realizzare incantevoli addobbi Sacri in occasione delle solenni festività in onore della Protettrice

Santa Maria di Merino

Vieste 9 maggio 2015

 

 

 

(da “la città e la Madonna di Merino” di Don Marco della Malva)

Il 1 marzo 1815, Napoleone, fuggito dall’Elba, sbarcò presso Cannes. Il Congresso di Vienna sospese i lavori e tutte le potenze delle precedenti coalizioni si trovarono di nuovo unite contro Napoleone. Solo Murat non aderì.

Di nuovo, per terra e per mare, divampò la mischia. Il nove maggio 1815, festa di S. Maria, molto popolo era convenuto a Merino, ove aveva accompagnato la Madonna. Improvvisamente una squadra navale inglese strinse delle navi francesi nelle acque di Merino e lì tremenda si accese la mischia. Le batterie inglesi vomitavano fuoco contro i Francesi e le palle cadevano pure tor­no torno la cappella dedicata alla Madonna.

A tale spettacolo, il popolo atterrito voleva cercare scampo nella fuga. I sacerdoti, invece, l’animavano a confidare nella pro­tezione della Madonna ed oh, prodigio! Le palle cadevano in mezzo alla calca della gente, e neppure uno fu leggermente offeso. A perpetua memoria di quanto accaduto, due di quelle palle si conservano sospese, una nella cappella rurale di Merino e l’altra nella cappella della chiesa cattedrale di Vieste. Cappelle dedicate alla gran Madre di Dio sotto lo stesso titolo » (Masanotti), quello dell’Annunziata.

Oggi le palle votive sono state rimosse, ed una di esse, di per­sona vidi nel locale attiguo alla cappella dell’Addolorata in catte­drale, già sede della Congrega del S.mo Sacramento. 

mons castoroL’Arcivescovo della Diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo è stato informato della attivazione del Sito Web attraverso la seguente e.mail alla quale è seguita la risposta:


Eccellenza Reverendissima,
ho il piacere di comunicarLE che da alcuni giorni abbiamo attivato il sito Web WWW.COMITATOSANTAMARIADIMERINO.IT che propone di divulgare ,oltre alle tradizioni della nostra festa Patronale, anche le notizie che le appartengono e la devozione verso la Celeste Patrona. Mi onoro di far parte del Comitato già da diversi anni e sono il responsabile di tale iniziativa che ho ideato e sto gestendo - con l'aiuto di persone esperte - come meglio posso fare. Ma assicuro che, dopo il rodaggio, miglioreremo sicuramente tante cose. 
Ci farà piacere ricevere i suoi saluti, se vorrà, e che pubblicheremo volentieri sul sito.
Voglia gradire i più sinceri saluti. Cordialità.
Bartolo Baldi


Gentile Bartolo, 
grazie per avermi informato dell'attivazione del nuovo sito. 
Auguro di cuore che il sito possa diffondere informazioni e, soprattutto, creare comunione. 
Con la mia benedizione 
+don Michele, arciv 

(da “la città e la Madonna di Merino” di Don Marco della Malva)

Il 7 maggio 1680 ci fu un’inchiesta sulla processione. Dalle deposizioni di Livio Fasano, di anni 45, e di Leonardo de Salvato, di anni 42, l’uno e l’altro cittadini viestani, ho ricavato quanto segue.
Merino fu distrutta da guerre. Di essa resta nel Piano Grande soltanto la chiesa. Per ricordare la città distrutta, ogni anno, il 9 di maggio, si festeggia Santa Maria di Merino.
Per la circostanza, il camerlengo è investito di giurisdizione dalla regia corte, gli si affida il comando civile e militare della città, perché della festa egli è il responsabile.
Quando la prima volta conobbi come avveniva l’investitura del comando al camerlengo, non nascondo che restai sorpreso e pensai che, ai tempi nostri in cui le tradizioni risorgono e per rivivere il passato e per incrementare il turismo, non sarebbe da disprezzare il rimettere su un bello squadrone di soldatini di piombo con divisa spagnuola agli ordini di un bel camerlengo investito di pieni poteri per vivere le sue ventiquattrore di gloria. Quanta gente verrebbe per sentirsi con noi per un giorno in pieno Seicento.
Le cose andavano così: ai primi vespri, il tamburino girava per il paese e gli uomini validi che si costituivano forza armata,convenivano presso il camerlcngo. Quando lo squadrone, in bella divisa e armi lucenti, era pronto, con bandiera e tamburo in testa, saliva al castello.
Presso l’ingresso si schieravano e i militari del castello e il nostro squadrone fatto di civili armati che aveva accompagnato il camerlengo. E, mentre gli uni e gli altri, schierati a fronte, pre­sentavano le armi, il castellano, rappresentante di S. M. Cattolica o Cesarea, Dio guardi! (a secondo che a comandarci era lo spa­gnolo o l’austriaco), in grande uniforme, consegnava al camer­]engo lo scettro, il bastone del comando.
Scambiatisi i convenevoli, il camerlengo si concedeva dal ca­stellano e con i suoi militi ben ordinati, sempre preceduti dalla bandiera e dal tamburino, si allontanava a vivere le sue 24 ore di celebrità.
La cerimonia si ripeteva il giorno dopo, a festa finita, quan­do il camerlengo riconsegnava al castellano il bastone del co­mando.
Nei primi vespri, dunque, il camerlengo invita il clero e il capitolo a recarsi a Merino il giorno dopo. Pone lo squadrone dei cittadini armati agli ordini di un capitano, di un alfiere e di un sergente. La mattina del 9, terminata in cattedrale la recita dell’ufficio, la forza armata ordinatasi a mò di squadrone, si reca innanzi alla chiesa ove si schiera.
Il clero prepara, ordina la processione e preleva dalla cap­pella della città la statua di Santa Maria di Merino, cioè della S.ma Annunziata.
Il camerlengo fa porre e accendere nella forma più artistica i lumi innanzi alla sacratissima immagine, lumi già approntati nella cappella.
Inizia la processione. Essa attraversa la città ed esce per la Porta Grande, la Porta di Basso, detta anche Porta di Mare. I cit­tadini seguono in processione sin fuori la città, all’altezza della chiesa dei cappuccini, sulla Via della Fontana Vecchia, ove la pro­cessione termina.
La statua qui viene consegnata ai confratelli delle congreghe di 5. Antonio e della Trinità. Seguono la statua a Merino i sacer­doti che canteranno la messa, il camerlengo e le persone armate.
La statua torna a Vieste nel medesimo giorno. Questa festa si celebra ogni anno e ab immemorabili~
Il camerlengo procura le cavalcature alle dignità e ai cano­nici che si recano a Merino a celebrare la messa. Egli, ai primi vespri, ha già mandato a Merino i parati necessari per celebrare, li fa custodire e ha cura di farli riportare in città.
All’Amministsrazione Comunale incombe l’obbligo di offrire il vitto a quelli che accompagnano la Madonna e di rendere co­modamente transitabili i tratturi. L’Amministrazione dell’Univer­sità, nell’offerta del vitto si serviva del camerlengo.
Ascoltate le testimonianze, la Curia sentenzlo: « ... perché la processione avvenga con ogni solennità, dal camerlengo si ap­pronti il cibo a coloro che seguono sino a Merino l’immagine del­la S.ma Vergine Maria, e cioè ai sacerdoti, alla forza armata, ai canonici e alle dignità.
Dai priori delle confraternite si dia il cibo ai confratelli e ai procuratori di esse secondo l’antichissima usanza emersa dal giu­dizio.
Il camerlengo prepari i lumi necessari che richiede la venera­zione della S.ma Vergine e faccia recare, inoltre, a Merino quanto necessario al ministero dell’altare mancante nella chiesa... ».
Il verdetto è accettato e sottoscritto da tutti gli interessati. Firmano il vicario generale, arcidiacono Pisani Giuseppe, il sin­daco Francescantonio Foglia, il camerlcngo Bartolomeo Manchi, gli eletti Sebastiano Saetta, Antonio Tantimonaco, Simone Cari­glia, Francesco Grana, il priore della Trinità Leonardo Antonio Micelli e Francesco Mendiola, priore di Sant’Antonio.
Dalla sentenza emerge che il camerlengo non voleva soddi­sfare determinati obblighi come da antica consuetudine. Il motivo della lite in verità non c’interessa. Il sorprendente è che da un banale incidente ci perviene la gioia di conoscere che nel 1600la processione della Madonna si svolgeva sostanzialmente come oggi.
Ora non gira più il tamburo a invitare i volenterosi ad ar­marsi per l’indomani. Non c’è bisogno. E’ cessato l’incubo d’in­contrarsi con una banda di barbareschi annidata in un qualsiasi fabbricato fuori mano, alla svolta di una strada, sotto un canneto o proprio nella chiesa di Merino.
Sino al 1830 circa, al contrario, era molto facile uscire di cit­tà e non fare più ritorno, perchè si poteva incappare nelle mani dei Barbareschi volgarmente detti Turchi, ed essere menato schia­vo in Libia, in Algeria, in Tunisia, in Marocco, in Albania o nelle isole ad essa vicine.
Questo è il motivo per cui per secoli, da quando sorse il peri­colo turco, la Madonna portata a Merino veniva scortata da citta­dini armati.
Non mi soffermo su altre possibili differenze, il lettore se le spiega da sé.
Ciò che invece sottolineo sono le affermazioni riguardanti il tempo e la frequenza della processione. Gli interrogati deposero che essa avveniva il 9 maggio, ogni anno, e ab immemorabili.

santamaria profiloAlla città di Vieste diciamo

Grazie per tutto l’impegno manifestato per la buona riuscita della festa in onore di Maria SS.ma di Merino, nostra amata Protettrice.

Lo diciamo in particolare a Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Michele Castoro e al Capitolo della ConCattedrale, ai numerosi sacerdoti presenti per essere disponibili nelle varie celebrazioni liturgiche, alle Confraternite, che sempre spendono energie spirituali e materiali, al Signor Sindaco e a tutta l’Amministrazione Comunale, alle Autorità Militari e Civili,alle varie Associazioni di volontariato, alle Redazioni di Agri TV Vieste e di Ondaradio, alle bande musicali, al coro interparrochiale “Vocincanto”, agli Operatori Turistici, ai Commercianti, ai Professionisti e a tutti coloro che, nel silenzio o nella solitudine del proprio stato di salute, hanno offerto il contributo e le preghiere, consentendo di poter rivivere e gustare la nostra festa sempre cosi’ ricca di emozioni e significato, nonostante i tempi duri della attuale crisi economica.

Santa Maria di Merino, che da sempre imploriamo come nostra Madre e Regina,protegga la nostra storia e il nostro futuro.

                                                                                                                                                                                           IL COMITATO

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