
Quando si parla di santità, siamo portati a credere che santi si nasce o si diventa per un dono speciale. O ancora che santi possano essere i grandi nomi che compaiono sul calendario ogni giorno. Ma non ci rendiamo conto che santo puo’ essere anche quello della “porta accanto”. Un esempio di santità la nostra città lo rilevava ,e continua ancora a farlo nonostante siano trascorsi oltre settanta anni dalla morte, in un giovane prete che ha chiesto tante volte a Dio di potersi immolare per i piu’ poveri, per i piu’ deboli, per gli emarginati. E’ certo che Dio lo abbia preso in parola perché la sua missione pastorale è durata solo cinque anni terminando in un letto di sofferenze , consumato totalmente nella carne.
Nell’arco della festa per Santa Maria di Merino,di cui il servo di Dio Don Antonio era molto devoto, i nostri ragazzi della scuola Media Alighieri-Spalatro, hanno interpretato con sentimento alcuni brani della sua vita, tratti dai libri che il postulatore della causa di canonizzazione , Don Giorgio Trotta, ha scritto rilevandoli dalle tante testimonianze di chi ha conosciuto in vita il nostro illustre concittadino,Una vita breve ma molto intensa. L’immagine che i ragazzi hanno fatto emergere ancora una volta, è stata quella di un bambino e di un gigante messi insieme. Don Antonio Spalatro ha ricevuto dal Signore il dono di essere chiamato al sacerdozio,arricchito dalla speciale missione di dedicare tutta la sua vita alla sua chiesa e al suo popolo. Il compito principale che si era prefisso sarebbe stato quello di portare l’annuncio e la salvezza a tutti coloro che incontrava….fino alla fine!